Reale vs. Virtuale. Il lato oscuro dei social network

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La nostra vita quotidiana è ormai impensabile senza media digitali. Lo dimostra il fatto che più di un miliardo di persone nel mondo usano i social network.
Oggi più che mai Facebook, Twitter, Instagram, LinkedIn, e tanti altri, dominano la rete ed esserci è un must per chiunque voglia avere una vita sociale (e virtuale) dinamica. 
Ognuno di noi, però, ha un approccio diverso nei confronti di questi mezzi che possono essere lo specchio del nostro successo o della nostra frustrazione. Ma come ogni cosa, se non correttamente utilizzata, può avere un risvolto della medaglia.
I social, infatti, si dividono tra utenti fantasmi che sono osservatori più che protagonisti e moderni grafomani che scrivono continuamente, autori di post o tweet intelligenti ma con poco seguito e persone che pubblicano stupidità e hanno più follower di Lady Gaga. 
Se non si appartiene a questa seconda categoria è facile che l’ego nel tempo ne risenta e che proietti nella vita reale lo scarso successo raggiunto sul web, spiega Raffaella Colombo, Psicologa e Consulente in comunicazione e marketing. 

Diverse sono le ricerche effettuate sul fenomeno dei social che con il passare degli anni, ha assunto contorni sempre più oscuri e allarmanti. Uno studio del 2014, condotto su 50.000 persone in Italia da STATEC e dall’Università La Sapienza di Roma, rivela che i social network avrebbero un impatto significativamente negativo sul benessere individuale – provocando una vera e propria forma di depressione – per il semplice fatto che si ha la tendenza a pensare che quanto scritto su di essi sia un assioma.
Alcune statistiche, però, dimostrano che nel 90% dei casi, gli utenti che hanno un account social provano a vendere un immagine vincente di sé mostrando solo la loro parte migliore. Ciò sviluppa, negli altri, una costante sensazione d’inferiorità, di frustrazione e di insoddisfazione rispetto a quello che gli amici virtuali condividono su Facebook e Twitter. Insomma, si è portati a considerare la propria vita meno appagante di quella di tutti gli altri.
In realtà, però, sono davvero tante le persone che mettono in scena “una rappresentazione” di come vorrebbero essere e che invece non li identifica realmente, solo per cercare il consenso, la famigerata approvazione.
La fotografa tailandese Chompoo Baritone è riuscita, con notevole successo, a ideare una serie di scatti che ricostruiscono la realtà dietro le foto patinate di Instagram.

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La criminologa e psicologa forense Roberta Bruzzone ha sintetizzato questo fenomeno con una frase significativa:

Il bisogno di visibilità è la malattia del secolo

In effetti i social network hanno esasperato la voglia di affermazione, quella voglia di essere sempre in primo piano, non tanto per “apparire” quanto per “essere approvati”.
Innumerevoli sono i fatti di cronaca che mettono in evidenza il degenerare dei tempi e che gettano più di un allarme su una generazione che sembra aver smarrito qualsiasi bussola etica. Per approfondire il tema consiglio la visione del seguente video:

A denunciare il lato oscuro dei social network non sono solo psicologi e sociologi ma anche “personaggi” molto “seguiti” sul web. Si tratta della fashion blogger australiana Essena O’Neill. La fotomodella diciottenne ha un folto seguito di follower su Instagram. I suoi scatti, fino a qualche mese fa, mostravano viaggi in giro per il mondo, makeup, capelli perfetti, abiti alla moda e feste.
Nel novembre 2015 Essena decise di cancellare circa duemila foto dal suo profilo e con un video denunciò l’impatto negativo che i social network hanno avuto su di lei e su tutti gli utenti: dagli abiti firmati in prestito alle pressioni subite per aumentare i propri seguaci. Riprendendo le foto pubblicate sul suo profilo Instagram, ha spiegato tutti i “retroscena” e la “lavorazione” che aveva dovuto svolgere per ogni scatto, che invece all’apparenza è molto naturale.
Nessuna posa, nessuno scatto, nessun vestito indossato era casuale e spontaneo. Tutto era studiato per farla apparire perfetta e senza alcun difetto.

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I social network possono offrire delle opportunità ma anche dei rischi.
Il cyberbullismo, il sexting e il grooming sono solo alcuni dei “nuovi” pericoli nati con l’avvento del mondo virtuale. I social dovrebbero essere una parentesi ludica e non una competizione. Spesso confondiamo l’esistenza reale con la finzione del virtuale dimenticando che stare sui social network è come guardare la televisione: il 90% è solo finzione!

© 2016 Emanuele Fardella 

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