Baby, la nuova serie tv Netflix: “Promuove la prostituzione minorile”

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Baby, la nuova serie tv di Netflix ispirata al caso delle baby squillo dei Parioli, ha già scatenato pesanti polemiche.
Il serial drama narra la storia di due ragazze appartenenti alla Roma bene, Chiara e Ludovica, e del loro “viaggio pericoloso” nel sottobosco cittadino fatto di segreti, amori proibiti e peccaminosi, pressioni familiari, alla ricerca di una propria identità. È cosa risaputa che gli sceneggiatori si siano liberamente ispirati a un vero fatto di cronaca piuttosto recente: il caso delle baby squillo dei Parioli.
Secondo il National Center on Sexual Exploitation degli Stati Uniti la serie promuove la prostituzione minorile:

Baby mostra solo un gruppo di adolescenti che entrano nel mondo della prostituzione come se si trattasse di una versione glamour di una parabola di formazione. Per le leggi federali, statunitensi e internazionali, qualunque individuo, non ancora diciottenne, sia coinvolto in rapporti sessuali a pagamento è da considerarsi vittima di prostituzione minorile. Nella vicenda reale a cui Baby si ispira, la madre di una delle adolescenti coinvolte è stata arrestata per sfruttamento della prostituzione minorile”.

In effetti la serie tocca delle tematiche forti senza prendere una reale posizione in merito. Pertanto il rischio di cadere nel sensazionalismo, nei luoghi comuni e nel dare ai giovani un messaggio facilmente fraintendibile è molto alto. 

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In merito a ciò, Dawn Hawkins, direttore del National Center ha espresso preoccupazione per questa nuova serie, rea di normalizzare gli abusi sessuali sui minori e la prostituzione minorile:

“Mentre il mondo è nel pieno della campagna #MeToo, Netflix si dimostra completamente sorda alla realtà dello sfruttamento minorile. Nonostante le proteste, continua a promuovere e celebrare la prostituzione insistendo su titoli come Baby, dando priorità al guadagno rispetto alle rimostranze di chi è davvero stato vittima di abusi”.

Al momento Netflix non ha rilasciato alcuna dichiarazione ufficiale in risposta alla polemica.
Negli ultimi mesi alcuni contenuti di Netflix sono stati i sorvegliati speciali di molte associazioni: la serie tv Insatiable è stata accusata di promuovere il “fat shaming“, una delle più diffuse forme di bullismo, mentre il film argentino Desire è stato pesantemente accusato per alcune scene che potrebbero venire interpretate come pornografia infantile, per non parlare della serie Le terrificanti avventure di Sabrina, che è stata accusata di satanismo.
Personalmente credo che Netflix più che assecondare i gusti del pubblico, assecondi i desideri delle proprie tasche. Tutto questo avviene in un mondo, quello della spettacolarizzazione eccessiva di tutto e tutti, che usa e sfrutta le persone e le loro fragilità, pur di fare soldi.

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© 2018 Emanuele Fardella

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